Kindle è il futuro degli eBooks
Qual è il futuro dell’editoria mondiale? E quale quello degli ebook? Sono domande che frullano nella testa degli addetti ai lavori da quando il Kindle e altri reader hanno fatto la loro comparsa sul mercato. Tra scetticismo e slanci ottimistici, il mondo dell’editoria è cambiato e deve confrontarsi con sfide nuove.
Ma il Kindle cos’è?
Arrivato in un periodo di crisi economica generalizzata che ha portato molte imprese editoriali a ridimensionarsi e ripensare il proprio modello di business, il Kindle è stato uno degli artefici del cambiamento di questo settore economico: sembrava dovesse essere il definitivo colpo di grazia per le case editrici tradizionali, abituate alla carta, e invece proprio per quest’ultime potrebbe rivelarsi il principale elemento di stimolo della ripresa economica. Commercializzato a partire da ottobre 2009 da Amazon.com, leader mondiale della vendita on line di libri, il Kindle è un lettore di eBook, giornali e riviste progettato esclusivamente per la lettura. Ha schermo grigio su grigio che, a seconda che si posizioni in orizzontale o verticale, ruota immediatamente l’orientamento del testo per facilitare la lettura. Al momento del lancio della prima versione del Kindle, il catalogo dei libri comprendeva 90mila titoli; nel 2011 il numero è salito a quasi un milioni e oltre agli eBook sono cresciuti anche gli altri contenuti, dai magazine ai blog passando per i giornali.
Il futuro passa per… un cambio di mentalità
Uno dei punti di forza del Kindle rispetto ad altri reader è la compatibilità dei libri acquistati sull’omonima piattaforma con iPad, iPhone e Blackberry. Proprio questa caratteristica sta spingendo Amazon verso due nuove tipologie di business. La prima prevede un vero e proprio abbonamento mensile o annuale attraverso cui accedere a tutto il materiale presente in archivio. L’altra consiste in un servizio di prestito degli eBook a gettone, una sorta di noleggio limitato a una serata, una settimana, ecc. Entrambe le idee piacciono soprattutto alle start-up dell’editoria digitale, meno ai grandi del settore che hanno mostrato una certa diffidenza.
Immagine: claudionegri79 – Fotolia
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